Pinocchio è stato la salvezza di chi in Valle Strona modella ancora il legno

L’artigiano Giuseppe Piana, ribattezzato “mastro Geppetto”

Pinocchio è stato la salvezza di chi in Valle Strona modella ancora il legno – L’artigiano Giuseppe Piana è ribattezzato “mastro Geppetto”

I capelli arruffati, la barba bianca e gli occhiali sul naso. E’ proprio lui: mastro Geppetto. Non ci vuole molto a riconoscerlo quando lo si incontra a Fornero, piccolo villaggio della valle Strona dove ogni cosa nell’aria profuma di legno. Pinocchio naturalmente abita lì, con lui. Insieme a tutti gli altri personaggi inventati da Collodi e ai quali Giuseppe Piana – per tutti «mastro Geppetto» – ha dato vita nel corso di mezzo secolo. C’è Pinocchio in tutte le forme e dimensioni: da quello grande qualche centimetro usato come spilla a quello di un metro e ottanta che si trova esposto in molti asili.

In 150 forme diverse

Può essere una penna, un apribottiglie, un portachiavi, con la calamita e nei giochi per bambini. Pinocchio nasce nel laboratorio artigiano «Mastro Geppetto» della famiglia Piana in almeno 150 diverse forme e dimensioni. Con lui ci sono anche il gatto e la volpe, la balena, il gendarme e il grillo parlante. Ci sarebbe anche la fata dai capelli turchini, ma questa è un’altra storia e la racconta lo stesso Giuseppe Piana: «Anche se piaceva a molti, non me la sono sentita di metterla in produzione – racconta l’artigiano di Fornero -. Se con tutti i protagonisti della fiaba il bambino può costruire quello che vuole con la fantasia, per me la fata non ha bisogno di essere riprodotta perché esiste nella realtà: è la mamma, che ci aiuta a crescere e da burattini, come siamo da piccoli, ci permette di diventare uomini».

Così come Pinocchio, anche la vita di Giuseppe Piana è una storia tutta da raccontare. Da cinque generazioni – come decine di artigiani della valle Strona – la famiglia Piana lavora il legno. Ciotole, casalinghi, giocattoli, soprammobili, cornici e un’infinità di altri prodotti; qui nascono i calci dei fucili e delle pistole usate dai campioni di tiro, e poi posate come forchette e cucchiai. E’ la valle dei «gràta gàmul» (lavoratori del legno) e anche il nonno di Giuseppe Piana, era impegnato in questa attività. «Era l’unico lavoro possibile – racconta il “papà” di Pinocchio – e anche noi andiamo avanti così. Pinocchio è arrivato cinquanta anni fa e ci ha salvati dalla crisi provocata dall’arrivo della plastica. I giochi, noi eravamo specializzati nei segnalini del gioco di Monopoli, non si facevano più qui e così le ciotole e i casalinghi. Ci venne in mente il burattino di legno e siamo partiti. E’ stata la nostra salvezza».

Duecentomila pezzi

Oggi nel laboratorio di Fornero vengono costruiti a mano – il tornio è l’unica concessione alla tecnologia – pezzetto dopo pezzetto, più di 200 mila pinocchietti che vengono inviati in tutto il mondo. La «fabbrica», come la chiamano in valle, è composta da otto persone: Giuseppe «Mastro Geppetto», i figli, i generi e una nipote. Ciascuno con un proprio compito.

Simona e Cinzia, le figlie, dipingono uno per uno con pennellini capelli, occhi, bottoni del vestito. La produzione di serie non esiste. Arriva il legno – ontano e faggio – lo si sgrossa, si tornisce, si passa al «buratto» per lucidarlo e poi si dipinge e si assembla. Tutti prodotti naturali come i colori. «Per stare sul mercato, esportiamo anche in Australia e Giappone: dobbiamo fare prodotti di alto livello, per essere adatti ai bambini e i controlli sono severi: siamo contenti quando dall’estero ci mandano certificazioni che dimostrano la qualità del materiale» conclude Piana.

(fonte: http://www.lastampa.it/2017/02/11/edizioni/verbania/pinocchio-stato-la-salvezza-di-chi-in-valle-strona-modella-ancora-il-legno-bZ9kbF4CNJdq1qUCxVWfRN/pagina.html)

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