Come funziona la nuova legge elettorale

Come funziona la nuova legge elettorale: ecco la sintesi della serata di approfondimento, svoltasi lo scorso 19 dicembre con il prof. Massimo Cavino.

La nuova legge (legge 3 novembre 2017, n. 165, detta anche Rosatellum) introduce un sistema elettorale di tipo misto, maggioritario – proporzionale.
In particolare, 232 seggi alla Camera (su 630) e 110 seggi al Senato (su 315) saranno assegnati in collegi uninominali con formula maggioritaria: verrà eletto il candidato più votato tra le liste (o coalizioni di liste) presenti. I restanti seggi, che rappresentano circa due terzi del totale, verranno assegnati in collegi plurinominali con metodo proporzionale: in candidati presenti all’interno delle singole liste risulteranno eletti in proporzione ai seggi che ciascuna lista – che abbia superato le soglie di sbarramento – ha conseguito a livello nazionale, per la Camera, o regionale, per il Senato.

Sul piano pratico, è prevista la suddivisione del territorio nazionale in 28 circoscrizioni per l’elezione della Camera dei Deputati (una circoscrizione per ogni regione o più d’una per quelle con maggior numero di abitanti quali, ad esempio, il Piemonte che ne ha due) e in 20 circoscrizioni per il Senato (una per ogni regione); le circoscrizioni, a loro volta, sono suddivise in collegi, uninominali e plurinominali, così da giungere al numero complessivo di seggi indicato sopra.

A titolo esemplificativo, nella provincia di Novara la suddivisione in collegi per la Camera dei Deputati è la seguente:
– un collegio uninominale che riguarda i comuni di gran parte della provincia ad eccezione di Arona, Borgomanero, basso Cusio e comuni limitrofi che fanno parte del collegio di Verbania: in essi, verrà eletto il candidato (uno per ciascuna lista o coalizione di liste) che avrà conseguito più voti;
– un collegio plurinominale che ricomprende le province di Novara, VCO, Biella e Vercelli oltre a Casale Monferrato e Valenza; i seggi saranno sei, ogni lista potrà esprimere sino a quattro candidati e non sarà possibile indicare le preferenze: i candidati verranno eletti seguendo l’ordine di presentazione all’interno della lista mediante l’assegnazione dei seggi in base ai quozienti pieni e successiva suddivisione proporzionale dei resti su base nazionale. In pratica, su sei seggi da eleggere, con il 16,6% dei voti validi (100 : 6) si eleggerà un Deputato con quoziente pieno (due Deputati con il 33,3%, e così via); i voti in più costituiscono resti conteggiati con i resti conseguiti dalla stessa lista in tutti gli altri collegi su base nazionale.

Per il Senato della Repubblica, sempre con riferimento alla provincia di Novara, è previsto:
– un collegio uninominale che abbraccia le province di Novara e Verbania: anche qui, verrà eletto il candidato (uno per ciascuna lista o coalizione di liste) più votato;
– un collegio plurinominale che ricomprende, di fatto, tutte le province del Piemonte ad eccezione di quella di Torino (è il collegio cd Piemonte 2) in cui vi saranno sette seggi; anche per il Senato, come per la Camera, vi saranno quattro candidati per lista senza la possibilità di indicare le preferenze e varrà l’ordine di presentazione nella lista; l’assegnazione dei seggi sarà sulla base dei quozienti pieni e la successiva suddivisione proporzionale dei resti avverrà in questo caso su base regionale. In pratica, su sette seggi da eleggere, con il 14,28% dei voti validi (100 : 7) si eleggerà un Senatore con quoziente pieno (due Senatori con il 28,5%, e così via) e i voti in più verranno conteggiati con gli altri resti della stessa lista negli altri collegi della regione.

Il nuovo sistema elettorale, oltre a prevedere la possibilità di presentazione di coalizioni tra liste, istituisce soglie di sbarramento per avere diritto all’assegnazione di seggi nei collegi plurinominali.
Con una scheda per la Camera e un’altra per il Senato si voterà per il candidato del collegio uninominale e per una delle liste del collegio plurinominale tra loro collegate, senza possibilità di voto disgiunto.
È possibile presentare le candidature in più collegi plurinominali, fino ad un massimo di cinque, e contemporaneamente anche in un collegio uninominale (uno solo).
Le liste dei collegi plurinominali saranno liste corte (al massimo con quattro candidati, in numero inferiore ai seggi che verranno eletti nel collegio) e sulla scheda compariranno i nomi sia del candidato per l’uninominale che quelli dei candidati per il plurinominale.
Vi è infine da sottolineare l’attenzione posta al genere dei candidati, sia attraverso l’alternanza di genere tra maschi e femmine nelle liste del collegi plurinominali, sia nella quote complessive dei capilista dei collegi plurinominali e dei candidati nei collegi uninominali, dove un genere non può eccedere il 60 per cento del totale dei candidati.

In termini generali, il principio che ha guidato il Parlamento nell’approvazione del Rosatellum è la conservazione dello status quo cioè il consentire l’elezione di un Parlamento senza dover garantire la stabilità di un futuro governo. Addirittura, il testo della nuova legge elettorale ha eliminato, con riferimento ad ogni forza politica che si presenta alle elezioni, la dizione «che si candida a governare», previsto in passato.
È stato, quindi, eliminato il premio di maggioranza alla coalizione o alla lista che conseguiva la maggioranza relativa dei voti, premio invece previsto nella legge elettorale in vigore dal 2005 (Porcellum) e nell’Italicum introdotto nel 2015 e mai utilizzato (leggi, entrambe, che hanno formato oggetto di intervento da parte della Corte Costituzionale).
Tale principio è conseguenza della mancata riforma costituzionale del 4 dicembre 2016 e comporta l’effetto di premiare la rappresentanza politica attraverso un meccanismo in cui prevale ampiamente la quota proporzionale degli eletti: tutto ciò, con il quadro politico attuale, comporterà – quasi sicuramente – la necessità di coalizioni dopo il voto per costituire una maggioranza di governo.

(per approfondimenti http://documenti.camera.it/leg17/dossier/Testi/)

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